Parrocchia San Pancrazio
Vescovo e Martire
Giardini Naxos

 

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SS. Messe

50 ° Anniversario

 

 

 

 

 

San Pancrazio, I° Vescovo di Sicilia, giunse nella spiaggia di Naxos proveniente da Antiochia.  Fu inviato da San Pietro per convertire l'allora Magna Grecia al Cattolicesimo.

Naxos fu fondata dai Calcidesi nel 753 a.C., guidati dall'Ateniese Teocle, che sbarcato sulle spiagge di Naxos costruì alla foce del Torrente S.Venera un altare in onore del dio Apollo Archegete, protettore di tutta la colonizzazione greca in Sicilia.

La tradizione racconta che quando San Pancra-zio giunse nella spiaggia di Naxos, tutti i simboli dei pagani crollarono: ne furono esempio il tempio dedicato al dio Falcone distrutto e la statua di Lissone ammutolita.

Fu così,che Pancrazio pone la croce, dove prima era eretta la statua di Apollo, e annuncia la Parola di Dio.

La Festa Cristiana

Momento di profonda gioia e di intensa comunione è la festa cristiana poiché esprime sempre la partecipazione alla comunione del Cristo Risorto e vivo nella fede di coloro che credono.

Ogni cultura e tradizione ha manifestato questa gioia e questa comunione in forme espressive multiformi, e  anche se talvolta la forma ha preso il sopravvento sul contenuto, pregno di valori umani e di fede soprannaturale,  tuttavia nel cuore dei fedeli devoti non è mancato quel sapore di sacro e di originalità spirituale che richiama alla conversione e alla letizia, diradando scetticismi ed egoismi.

San Pancrazio - Autore maestro Pippo Made'Questa comunità cristiana, nel-l'onorare il proprio Patrono, è chiamata a ridare senso alla Festa, rendendola più aderente al Vangelo: una vera festa del popolo cristiano, espressione di una cultura e di una tradizione non  sganciata dalla concretezza della vita moderna, più partecipata, più popolare, meno spettacolo e più fatto di fede.

E' l'occasione in cui una Comunità Cristiana propone l' annuncio della festa fuori dalle mura della Chiesa e della Sacrestia e proclama la Pasqua come Mistero Incarnato in un popolo di salvati.

Appunto per questo facciamo festa: per proclamare la Parola che salva e la gioia di sentirsi amati da Dio, che propone attraverso i Santi un modo nuovo di vivere la vita, dando significato all' esistenza quotidiana. Infatti Adrienne von Speyr in un suo libro scrive: "i Santi sono la dimostrazione della possibilità del Cristianesimo." Perciò possono essere guide su una strada verso la carità di Dio che sembra altrimenti impossibile. E Dio, fondando tutti i  modi della santità, ha operato infinite possibilità, delle quali per lo meno alcune sono senz'altro agibili per me. Nella sequela reale dei Santi l' esigenza del sempre di più  della carità cristiana risulta chiara da se stessa.

Difatti un Santo non significa mai un limite, una fermata…    L' inserimento dei Santi è una facilitazione offertaci dal Signore, una concretizzazione del suo comandamento, una indicazione, su cui nessuno si può ingannare. E non accadrà che l' indicazione stradale serva all' inizio della strada, per poi procedere da soli con il Signore. Il Santo accompagna, in quanto diventa di per sé sempre più trasparente nel Signore, e non ha bisogno di essere messo da parte. Egli fa diventare il Signore sempre più centrale. Difatti l' essenza di ogni santità consiste nel rimanere nel Signore, finché ritorna ".

Dopo la Resurrezione di Cristo, gli Atti degli Apostoli, primo documento storico sulla vita primitiva cristiana, parlano di un insieme di cristiani che " erano assidui nell' ascoltare   l'insegnamento degli Apostoli e nell' unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere ( At 2, 42 ) ". D' altra parte, a costituire il gruppo dei Dodici ( Mc 3, 14 ), era stato lo stesso Gesù Cristo, ragione per la quale i discepoli potevano essere forti nel loro mandato e spargersi per il mondo a portare l' annuncio del Vangelo, continuando così l' opera del loro Signore e Maestro. Chi era stato, infatti, mandato  da Cristo per una missione? Soltanto chi aveva già accettato tutte le Sue Parole.

I sacri ministri hanno la coscienza di aver ricevuto determinate podestà dal Cristo e dagli Apostoli in funzione della Comunione.

Nell' anno 42 d. C. circa, mandato dall' Apostolo Pietro a predicare la fede in terra di Sicilia fu Pancrazio, nato da una nobile famiglia in Antiochia di Siria.

La tradizione conferma che Pancrazio, ancora in tenera età, fu condotto a Gerusalemme dal padre per vedere Gesù Cristo.

Alla morte del padre, Pancrazio aderì con tutta la sua vita al Vangelo di Gesù Cristo.

Si associò come compagno e come discepolo all' Apostolo Pietro, il quale aveva costituito la comunità cristiana di Antiochia per la diffusione del Cristianesimo.

Così San Pietro, avendo messo alla prova i suoi sentimenti, il suo zelo per la religione e il suo amore ardente verso Dio e verso il prossimo e avendo ponderata la sua costanza nella fede, lo insignì della dignità vescovile e dopo il Concilio di Gerusalemme, e cioè all' incirca nell' anno 42 d. C. , mentre era imperatore Claudio, lo invitò in Sicilia per annunziare il Vangelo di Cristo assieme a Marciano, Berillo e Filippo.

La tradizione ci riferisce che mentre Marciano si diresse a Siracusa, Berillo a Catania e Filippo a Palermo, Pancrazio  sbarcò felicemente a Naxos, quivi piantando il vessillo della Croce del Signore.

E noi, cittadini di Giardini Naxos, ricordiamo con immensa gioia il momento in cui Pancrazio mise piede sulla spiaggia del nostro mare per portare il primo annunzio della fede cristiana.

Entrato nella città, allora fiorentissima per la magnificenza delle opere greche, si portò al tempio del dio Falcone, dove si ergeva la statua della divinità pagano cui il tempio era dedicato.

Implorata la potenza di Dio, non appena eresse il vessillo della Santa Croce, crollò dalle fondamenta il tempio innalzato al  dio Falcone e subito precipitò in mare insieme con la statua; rimane muta la statua parlante di Lissone e la superstizione di Scamandro, origine di ogni idolatria, rovinò di fronte alla Verità evangelica.

Costruì, quindi, nuovi templi e li consacrò al sommo Iddio e si diede totalmente per richiamare quella popolazione dalla superstizione idolatra e per convertirla allo splendore della fede.

Acceso, perciò, da apostolico zelo, incominciò a predicare la legge del Signore con tale forza soprannaturale e con linguaggio così ardente di amore divino che commosse intimamente gli animi al punto tale che molti si fecero battezzare ed aderirono alla fede del vero Dio.  Anche Bonifacio, prefetto della città, si convertì alla fede sospinto a ciò anche da Evagrio, discepolo di Pancrazio.

Così la religione cristiana si diffuse meravigliosamente per tutto  l'abitato e dintorni.   E' da ricordare la gioia con cui il  Signore premiò Pancrazio.

L' Apostolo Pietro, recandosi da Antiochia a Roma per trasferirvi la sua Sede, essendosi fermato a Taormina presso il S. Vescovo, si consolò grandemente nel constatare come tanto numero di persone, dopo avere abbandonato il culto degli dei, si fosse già arreso al dolce giogo del Cristo.

L' uno e l' altro resero grazie a Dio ed è facile immaginare quanta nuova forza e costanza sia sopravvenuta a Pancrazio per l' incontro con San Pietro.

Ma, poiché l' Uomo di Dio non desisteva dal flagellare i pessimi costumi di parecchi e di bersagliare l' idolatria, mentre Bonifacio era assente per guerreggiare, anche Pancrazio subì la persecuzione e come Gesù Cristo fu ucciso.

Alcuni sicari sotto il comando dell' empio Artogato, venendo giù dai monti, spinti dal desiderio di disfarsi del S. Vescovo, lo aggredirono mentre pregava e tra scherni e ingiurie lo colpirono con verghe; sguainate quindi le spade lo trafissero con ripetuti colpi e lo trucidarono.       In lui spiccarono in modo eminentissimo il compito     dell' Apostolo, il dono della Profezia, il talento del Dottore, la virtù delle guarigioni, il dono delle lingue, la potestà dei miracoli.   

Varie volte il S. Presule liberò la nostra città dalla infestazioni di demoni e dalle malattie contagiose che menavano strage nella nostra isola. Giuseppe l'Innografo chiama Pancrazio "sapientissimo padre, stella del- l'Occidente, dal linguaggio soavissimo e dolce come il miele,  illuminato dallo splendore dei dardi divini ".

Pancrazio è Santo perché fu un uomo vero.

Vi è un' accezione della parola santità, la quale si rifà ad una immagine di eccezionalità che un' aureola esprime.

Eppure Santo non è né un mestiere di pochi, né un pezzo da museo.

La santità va vista in ogni tempo come la stoffa della vita cristiana. Pur dentro la parzialità di certe immagini, rimane la traccia di un' idea fondamentale esatta: il Santo non è un superuomo, il santo è un vero uomo. Il Santo è un vero uomo perché realizza ciò che deve essere.

Il Santo dunque è vero uomo perché aderisce all' ideale per cui  è stato creato.

Questo è Pancrazio per noi:

Colui che continua  "a farci intravedere l' eternità, malgrado la grave opacità del tempo". 

   

 

 

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